IL COMMERCIALISTA VENETO
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NUMERO 168 - NOVEMBRE / DICEMBRE 2005
seguenti dati previsti in confronto a quelli effettivi verificati poi alla fine del 2004:
Descrizione valore previsto valore effettivo differenza percentuale
Nuovi iscritti 2003 1.800 2.154 +19,66%
Composizione
uomini e donne 50% e 50% 63,43% e 36,57% +26,86% (13.43 su 50)
Entrate contributive
2004
212.984.000 290.986.000 +36,62%
Si consideri inoltre che questo bilancio viene presentato alla fine di ottobre 2004 e
pertanto il numero dei nuovi iscritti "previsti" per il 2003 e alla fine del 2003
riguardano un periodo trascorso da oltre 10 mesi e sono riportati nella relazione di
cui sopra del Presidente. La percentuale delle donne supera il 30% appena nel 2000
ed è impossibile che dal 2002 al 2003 aumentasse dal 35,84 al 50%.
Gli iscritti erano già al 31.12.2002 37.551 e quindi con 1.800 iscritti previsti nel
2003, al 31.12.2003 avrebbero dovuto essere 39.351 e invece sono 39.705. Al
31.12.2004 sono previsti 39.139 attivi (con un calo di 212) e invece sono 43.143
(con un aumento di 3.438) Appena al 31.12.2007 nel bilancio tecnico previsionale
ci sono 43.471 iscritti e tale numero è invece già realizzato al 31.12.2004.
Le entrate contributive già nel 2003 sono di 251.692.240 euro e quindi si prevede
nel 2004 una riduzione del 18,17% invece di un notevole aumento. Si deve consi-
derare che nel 2004 c'è un aumento della percentuale del contributo soggettivo al
10% anche per la parte di reddito che supera il precedente limite, al di sopra del
quale si pagava solo il 4%. I nuovi iscritti, nei primi tre anni non hanno più la
percentuale ridotta a metà. C'è un aumento degli iscritti dell'8,65% e l'aumento dei
riscatti e delle ricongiunzioni. Se già nel primo anno i valori effettivi differiscono
tanto da quelli previsti, quali saranno le differenze alla fine dei quarant'anni del
bilancio? In ogni caso con queste previsioni, più che permetterci di conoscere la
situazione ce la nascondono e quindi è molto appropriato definire "latente" (cioè
nascosto) il debito della Cassa che non si vuole determinare.
Bilancio annuale
Le Casse di previdenza dei professionisti privatizzate, anche se non attuano un
sistema finanziario a capitalizzazione, dovrebbero comunque compilare un bilan-
cio reale e completo, con la situazione patrimoniale con le riserve, nonché il conto
economico con la loro variazione, come quello delle aziende che trattano le assicu-
razione del ramo vita. Anche se ciò non è previsto con il sistema finanziario a
ripartizione, la tenuta del bilancio completo è fondamentale per il controllo dell'an-
damento della gestione e per mantenere in equilibrio le entrate con le uscite nel
tempo. Le Casse di previdenza obbligatoria inoltre, a mio avviso, nella compilazio-
ne del bilancio, dovrebbero poi aggiornare periodicamente, almeno ogni cinque anni,
le situazioni patrimoniali, che tendono alla formazione di riserve tacite od altri
maggiori o minori valori di bilancio. Queste rettifiche sono opportune per evitare di
trasferire alle generazioni future né oneri né profitti delle generazioni attuali e per il
migliore equilibrio intergenerazionale.
La nostra Cassa dovrebbe perciò aggiornare il valore dei beni immobili, che sono
iscritti a bilancio al valore costo storico o al maggiore valore catastale e ammortiz-
zati annualmente e per di più rettificati da un fondo svalutazione. Tali valori,
sempre inferiori ai valori reali, sono certamente almeno raddoppiati per gli aumenti
di valore di questi ultimi anni dei beni immobili. La Cassa dei Giornalisti nei conti
previsionali prevede annualmente la rivalutazione del patrimonio immobi-
liare per l'aggiornamento del loro valore reale.
Con un bilancio annuale, con tutte le attività e le passività in valori attuali, compre-
so il valore delle riserve maturate, si determinerebbe la situazione reale e completa.
Solo con la conoscenza della situazione economica e finanziaria effettiva si può
riequilibrare avanzi e disavanzi, nel breve o nel lungo termine o quanto meno a
mantenerli in un grado di sbilanciamento entro limiti voluti o dovuti.
Da questo bilancio non ci sarebbero né utili né perdite, in quanto le eventuali
eccedenze o deficienze vengono rettificate con aumenti o riduzioni dei contributi e/
o delle prestazioni. In particolare non ci sarebbero i redditi che attualmente
sono tassati due volte: prima come reddito della Cassa e poi come pensioni
erogate. Secondo quanto pubblicato sul G D C alcuni anni fa, di sole imposte
sui redditi si tratta di importi annui mediamente superiori a £ 700.000 per
iscritto. Lo Stato ci tassa quindi anche sulle riserve, che per le assicurazioni
private sono costi di produzione e non redditi.
Gli squilibri intergenerazionali
Si sente spesso sostenere che nel periodo ante 1987, si pagavano contributi mode-
sti ed ora, con l'anzianità trascorsa in quel periodo maturano pensioni elevate.
Erano modesti i contributi soggettivi ma questi costituivano una minima parte di
tutte le entrate. Nel 1970 risulta che con i contributi integrativi del 2% sui compen-
si per incarichi giudiziari e cariche sindacali, con i ricavi delle marche S. Marco e le
quote di riparto con avvocati e ragionieri delle marche comuni (questo riparto è
rimasto anche dopo il 1986 fino al 1996), la Cassa ha avuto entrate contributive
medie per assicurato tali, che rivalutate, in base agli indici ISTAT, corrispondono
esattamente a quelle del 1996 (qui compresa anche la quota per il riparto delle
marche comuni). Risulta inoltre che nel bilancio del 1980 le entrate erano così costi-
tuite: contributo soggettivo 6%, altri contributi 3%, riparto marca comune 49%,
redditi patrimoniali 42%. Se il contributo soggettivo contestato rappresentava poco
più di un ventesimo delle entrate significa che la Cassa disponeva notevoli altre fonti
di finanziamento per il 94% e doveva avere anche un rilevante patrimonio se le rendite
patrimoniali erano il 42%, che costituiva le riserve accantonate.
La situazione economica e finanziaria al 01.01.1987, con l'ulteriore compartecipazio-
ne decennale delle marche comuni, doveva essere tale da non trasferire alle generazioni
successive l'onere per le migliori pensioni stabilite dalla legge n. 21/86 per gli iscritti
precedenti. Sono stati i miglioramenti successivi alle disposizioni iniziali previste
dalla legge n. 21/86 che hanno determinato le pensioni più elevate, che sono quelle
maturate circa nell'arco di tempo che va dal 1995 al 2005. Queste pensioni sono state
calcolate sul reddito medio degli ultimi anni, dopo aver pagato la contribuzione
soggettiva alle aliquote ridotte del 30% dal 1992 e del 40% dal 1996.
Le pensioni maturate negli anni precedenti fino al 1994 e quelle che matureranno
dopo la riforma, con l'aumento dell'età ed il prolungamento del periodo per il
calcolo del reddito medio, sono state o saranno calcolate anche sui redditi conven-
zionali ante 1987 di £. 22.375.360 = Euro 11.555,91 annui, con conseguente note-
vole riduzione del reddito medio e della pensione.
Il "debito latente" è stato determinato, in parte, anche dall'introduzione degli istituti del
riscatto e della ricongiunzione. Il calcolo con la tabella allegata alla legge n. 45/90 deter-
mina un onere non conveniente, se si verifica solamente l'aumento dell'anzianità, men-
tre può essere generoso, anche di molto se anticipa la decorrenza della maturazione.
Infatti con le rate della pensione del periodo anticipato e con l'aumento della pensione
si può recuperare anche molto di più del costo, mentre con la sola maggior pensione si
ottiene un rendimento che non compensa la spesa. Per questo motivo risulta che nel
2004 sono stati molto praticati riscatti e ricongiunzioni, anche per non ritardare la
maturazione nel periodo futuro, che prevede maggiori età, anzianità e minore pensione.
Si deve invece smentire la semplice considerazione che i giovani stiano pagando le
pensioni della generazione precedente. Infatti la generazione degli iscritti dal 1987
in poi, in età inferiore a 35 anni, ha pagato i primi 3 anni con l'aliquota ridotta a metà
e poi al 70% dal 1992 e al 60% dal 1996 al 2001, quindi aliquote del 5%, fino al
1991, del 3,5%, dal 1992 al 1995 e del 3% dal 1996 al 2001, nei primi tre anni e poi
del 7% dal 1992 e del 6% dal 1996, negli anni successivi. La loro pensione calcolata
sui redditi medi corrisponde a 5,33 volte i contributi complessivi pagati per gli
iscritti dal 1987; 5,28 nel 1988; 5,23 nel 1989; 5,20 nel 1990; 5,16 nel 1991; 5,10 nel
1992; 5,07 nel 1993; 5,05 nel 1994; 5,01 nel 1995; 4,95 nel 1996; 4,91 nel 1997;
4,87 nel 1998; 4,81 nel 1999; 4,47 nel 2000; 3,94 nel 2001; 4,25 per gli iscritti nel
2002 e 2003. Ora si trovano il rateo della pensione maturato che corrisponde ad un
valore compreso dal doppio al triplo dei contributi corrisposti. Risulta quindi il
contrario di quanto si presume generalmente. Mediamente, ciascuno di questi nuo-
vi iscritti non avrà i valori elevati ma neppure tanto modesti. Questi vanno dal 2%
al 34% del reddito medio da 1 a 17 anni, dal 1987 al 2003. A loro si deve la parte
prevalente del "debito latente", non tanto per le singole quote maturate, ma perché
costituiscono una parte rilevante degli iscritti, oltre il 75%.
Non si esclude che anche gli iscritti negli anni precedenti abbiano beneficiato di
questa situazione delle riduzioni dei contributi e dell'aumento delle prestazioni, ma
in misura minore come risulta dalla tabella qui sotto.
Se gli iscritti dopo il 1986 hanno maturato una pensione corrispondente dal doppio
al triplo dei contributi versati, gli iscritti precedenti hanno maturato una pensione
di circa un terzo superiore ai contributi versati fino al limite e di un terzo inferiore
per la parte oltre il limite. Perciò hanno avuto un vantaggio fino al limite ed uno
svantaggio oltre, che dipende dall'entità dei loro reddito.
Dal 2004, le nuove disposizioni, prevedono pensioni irrisorie per tutti (Il rap-
porto tra contributi versati e pensione maturata è di oltre 24, circa il
doppio del valore della prestazione). Questi continui cambiamenti delle
aliquote e delle regole costituiscono gli squilibri intergenerazionali
ingiustificati, sopra esposti.
Conclusione
La situazione economica e finanziaria si determina con un bilancio ed un conto
economico completo reale e periodicamente rettificato al fine di conoscere l'anda-
mento della gestione e mantenere il suo equilibrio. Non si può amministrare un ente
senza la valutazione della sua situazione, ne si può affidare ad impossibili previsio-
ni. Non devono esistere elementi latenti "nascosti" quando c'è un sistema di calcolo
per determinarli. Non è ammissibile che i dottori commercialisti, i professionisti
del controllo della gestione, non abbiano il bilancio reale e completo della loro Cassa
e che questa paghi le imposte anche sulle riserve.
RAPPORTI TRA CONTRIBUZIONE INTERA E PENSIONE
Anni
Contributi
Contributo
Totale contributi
Rapp.contr./pens
Limite Oltre
Integrativo
Limite Oltre
Limite Oltre
Dal 1987 al 1991
10% 3%
3,5%
13,5% 6,5%
7,71 13,00
Dal 1992 al 1995
7% 2,1%
3,5%
10,5% 5,6%
6,00 11,20
Dal 1996 al 2001
6% 2 %
3,5%
9,5% 5,5%
4,75 9,17
Dal 2002 al 2003
10% 4%
3,5%
13,5% 7,5%
6,75 12,50
SEGUE DA PAGINA 9
La situazione della Cassa