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IL COMMERCIALISTA VENETO
PREVIDENZA E PROFESSIONE
NUMERO 168 - NOVEMBRE / DICEMBRE 2005
9
Situazione economica e finanziaria
della Cassa di Previdenza
AURELIO SNIDERO
Ordine di Udine
SEGUE A PAGINA 10
Situazione attuale
La nostra Cassa di previdenza non provvede alla compilazione di un documento
contabile, dal quale risulti la sua situazione economica e finanziaria. Non si è mai
calcolato il debito per le riserve tecniche attuariali maturate, che costituiscono la
più importante partita passiva dei conti per un ente che gestisce la previdenza. La
tenuta della contabilità non va oltre alla rilevazione delle entrate e delle uscite di
competenza dell'anno corrente ed al relativo bilancio, comprendente i beni mobilia-
ri ed immobiliari e le altre poste attive e passive, (escluse le riserve tecniche) nella
situazione patrimoniale e le entrate contributive e redditi patrimoniali e le uscite
per pensioni ed altre spese dell'anno, nella situazione economica (escluse le varia-
zioni delle riserve tecniche per gli impegni maturati verso gli iscritti e pensionati).
Il debito verso gli iscritti e pensionati, per le pensioni future e per quelle in corso di
erogazione, viene definito "latente"= "nascosto". Sa-
rebbe più opportuno calcolarlo e conoscerlo e non
nasconderlo.
L'andamento della gestione viene controllato (si fa per
dire) e modificato in base alle risultanze di cosiddetti
bilanci tecnici attuariali, che sono poco tecnici, meno
attuariali e per niente attendibili. Si tratta di bilanci di
previsione, che vengono compilati simulando l'anda-
mento dei conti, ipotizzando le variazioni delle entra-
te e delle spese nei periodi futuri di cinque o quindici,
o quaranta o anche ottanta anni. Naturalmente queste
previsioni presentano risultati conseguenti alla limita-
ta possibilità di calcolare le variazioni delle singole
componenti le entrate (contributi, redditi, ecc.) e delle
uscite (pensioni, spese di amministrazione, ecc.), de-
terminate dal numero dei nuovi iscritti, dai redditi e volume d'affari, dalla redditività
del patrimonio nel tempo, delle pensioni maturate e dalle altre entrate e spese. Tale
controllo è del tutto inattendibile, per le difficoltà, o più precisamente per l'impos-
sibilità, di prevedere le variazioni future, oltre ad esagerata prudenza, nonché la
scarsa valutazione della realtà effettiva nella determinazione dei dati.
Se tutto ciò era ammissibile quando la Cassa era ancora un ente pubblico, ora non lo
è più; dopo quasi 10 anni dalla privatizzazione, si deve determinare la situazione
completa, sia per ottenere un equilibrio intergenerazionale e sia nella determinazione
del debito maturato per la valutazione, nella prevista fusione con la Cassa dei ragio-
nieri. Se non ci devono essere né oneri per lo Stato, né vantaggi o svantaggi per l'una
o per l'altra Cassa, ciò è possibile solamente sulla base delle reali situazioni patrimoniali.
Si sostiene che "il computo della riserva matematica non è, infatti, nella logica del
sistema a ripartizione. Né si può affermare che quest'ultimo sia più "morbido"
o più tollerante verso gli errori rispetto all'altro! E' più flessibile".
Rilevo che si giustifica con la flessibilità gli eccessivi miglioramenti della contribuzione
e delle prestazioni, concessi senza tener conto dell'aumento degli impegni futuri. Se
il sistema a ripartizione è integrato con una rilevante riserva, che tenga conto degli
impegni futuri, risulta di essere di fatto un sistema a capitalizzazione. Se invece
abbiamo un sistema a ripartizione pura le entrate contributive attuali corrispondo-
no alle prestazioni previdenziali attuali.
Il sistema a ripartizione è quindi opportunamente ammissibile per categorie nume-
ricamente elevate e con limitate variazioni nel tempo. Rientra quindi solo nella
logica di un sistema pubblico e non in quello di una Cassa di categoria. Con un
sistema a capitalizzazione si può ottenere un equilibrio intergenerazionale e corri-
spondere una pensione proporzionata alla contribuzione, compreso il reddito della
contribuzione accantonata, per una previdenza più equa.
Dalle relazioni dei Presidenti delle Casse dei commercialisti e dei ragionieri alla
Commissione del Senato, in previsione dell'unificazione delle due Casse, rilevo che
l'ex Presidente Bertolazzi della Cassa dei dottori commercialisti afferma che con i
provvedimenti della riforma del sistema pensionistico si prevede la copertura degli
oneri verso gli iscritti nel lungo periodo per una percentuale tra il 61 e il 78% e il
deficit patrimoniale, tra il 39 e il 22%, può essere gestito in un regime finanziato a
ripartizione, attivando tutti gli strumenti di controllo. Il Presidente Salvadori della
Cassa dei ragionieri dichiara, sempre con la proiezione del bilancio attuariale a 40
anni, di aver ripianato il disavanzo esistente al 31 dicembre 2003.
Secondo tali affermazioni la situazione della nostra Cassa, che è ritenuta la migliore
di tutte, in base ai dati disponibili, potrebbe avere anche quasi il 40% di deficit,
dopo la riforma, mentre quella dei ragionieri avrebbe la gestione previdenziale in
sostanziale equilibrio. Non mi pare che dai conti della nostra Cassa e soprattutto
dopo le nuove disposizioni con la riforma della contribuzione e delle prestazioni,
risulti una situazione tanto deficitaria.
La Cassa dei dottori commercialisti, con la riforma ha certamente ridotto il debito
"latente", se non del tutto, in parte molto rilevante. Solamente con l'elevazione da
65 a 68 anni l'età del pensionamento, la durata media delle pensioni si riduce di circa
del 30% e il pagamento inizia tre anni dopo. Con l'allungamento del periodo di
riferimento per il calcolo del rateo di pensione del periodo ante 2004, da 15 a 25
anni, il valore della singola pensione si riduce oltre il 40%. Se, nonostante ciò, con
queste variazioni delle disposizioni e con le altre deliberate non ci sarà l'intera
copertura del debito, con la destinazione, a questo scopo dell'intero contributo
integrativo, elevato al 4% (che corrisponde a circa il 7% del reddito), si potrà
rapidamente annullare anche l'eventuale debito residuo.
Se consideriamo inoltre che la pensione attuale è calcolata sulla sola contribuzione
soggettiva, che viene capitalizzata al tasso della media del PIL nel primo quinquen-
nio e, per gli anni successivi, alla media quinquennale dei rendimenti patrimoniali,
minimo 1,5%, massimo media quinquennale PIL e poi viene trasformata in pensio-
ne con i coefficienti della legge 335/95, corrispondenti alla durata della vita dei più
longevi, abbiamo una ulteriore disponibilità per la copertura del "debito latente".
Se prima le pensioni erano troppo generose, ora sono eccessivamente avare.
Attualmente, con il cambiamento del sistema di
pensionamento, possiamo solamente affermare di aver
sempre un sistema reddituale, più proporzionale al
reddito e non di aver realizzato il sistema contributivo,
come si vuole definirlo. La pensione è calcolata sola-
mente sul contributo soggettivo. Il contributo soggettivo
è una percentuale del reddito e quindi ne consegue che la
pensione è una percentuale del reddito ed è quindi ancora
reddituale e non contributiva. Il sistema precedente
era meno reddituale dell'attuale in quanto i contributi e le
pensioni erano calcolati con due percentuali diverse, fino
ed oltre al limite di reddito e non si teneva conto dell'età
di pensionamento ma solo dell'anzianità. Non ci sarà mai
un sistema contributivo fino a quando la pensione non
sarà calcolata anche sul contributo integrativo.
Le riserve
Nel 2001 venne consegnata ai Delegati una situazione con il calcolo delle pensioni
maturate dagli attivi, definite "riserve cristallizzate". Si trattava delle pensioni
maturate moltiplicate per i coefficienti della tabella allegata alla legge 45/90 per la
ricongiunzione. Il calcolo con le tabelle attuariali determina un valore inferiore,
corrispondente a circa il 60% di quello ottenuto con tali coefficienti. Dopo, a giugno
2002, ci hanno informato che stavano effettuando i calcoli delle riserve matemati-
che con i coefficienti attuariali. Poi, ancora in sede di approvazione del nuovo
sistema, alla fine di ottobre 2003, ci hanno assicurato che, alla prima riunione
successiva, ci avrebbero presentato i calcoli delle riserve, risultanti con le modifiche
apportate. Detti calcoli non si sono ancora visti. A me pare che non si voglia
presentare i conti delle riserve per non rivelare l'eccessivo valore attribuito al
"debito latente". Se il valore della pensione maturata a favore di ciascun assicurato,
già esistente nel sito della Cassa, viene moltiplicato un coefficiente attuariale, deter-
minato in base all'età, al rischio di invalidità, di inabilità e di morte, con o senza
superstiti, si ottiene il valore attuale delle prestazioni probabili e si determinerebbe
così il debito attuale della Cassa.
Il risultato di questo calcolo matematico potrebbe differire annualmente di una
frazione di punto percentuale nella frequenza effettiva, non di più e viene annual-
mente rettificato con il ricalcolo annuale delle riserve. Se le differenze si accentuano,
si possono adeguare i coefficienti sulla base della frequenza. Senza l'importo delle
riserve, che è il maggiore elemento patrimoniale ed economico, in tutti i documenti
contabili manca il più importante valore per la conoscenza della situazione econo-
mica e patrimoniale effettiva della Cassa.
I bilanci tecnici attuariali
Molto significativo è il resoconto dell'Assemblea dei Delegati della Cassa dei dot-
tori commercialisti dell'ottobre 2004, avente per oggetto l'approfondimento stra-
tegico sulla previdenza categoriale dei dottori commercialisti, per dimostrare
l'assoluta discordanza tra i valori previsti e i risultati effettivi già alla fine (ed anche
all'inizio) del primo anno del bilancio tecnico attuariale quarantennale.
Il Presidente ha presentato, prima, una relazione, dalla quale, tra l'altro, risulta che
gli iscritti del 2003 sono 2398, dei quali il 36,57% donne e che il totale degli iscritti
alla data del 21.10.2004 è 40.232.
L'Attuario ha presentato il bilancio "tecnico" dei prossimi quarant'anni, premet-
tendo che i criteri di compilazione, "largamente prudenziali" applicati, per "garan-
tire l'equilibrio di gestione finanziaria di lungo periodo, che ha come presupposto
la copertura finanziaria del debito accumulato alla data del 31.12.2003", senza
averlo mai determinato e tanto meno indicato nel suo ammontare presunto.
In questo bilancio relativo al periodo dal 01.01.2004 al 31.12.2004 si rilevano i