IL COMMERCIALISTA VENETO
NUMERO 168 - NOVEMBRE / DICEMBRE 2005
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Innovazione, certamente:
ma di quale innovazione
stiamo parlando?
ANNOTANDO
CLAUDIO SICILIOTTI
Ordine di Udine
«N
on ti bagnerai mai due volte nello stesso fiume».
Già molti secoli fa Eraclito ci ricordava che l'uni-
ca cosa veramente immutabile è il cambiamento.
Il cambiamento - che, per definizione, è generato-
re di innovazione - è, in effetti, permanente. Inno-
vare significa provocare il cambiamento, farlo nascere volontariamente.
Un processo, quindi, che è sempre esistito.
Oggi, tuttavia, ha un'accelerazione ed una complessità diversa. E', in qual-
che modo, cambiato il cam-
biamento. L'età delle perso-
ne non è più quella
anagrafica, bensì quella delle
conoscenze.
Oggi si invecchia e, addi-
rittura, si muore non tanto
per fatti naturali quanto in
relazione alle conoscenze
utili di cui si possiede in gra-
do di essere immesse nel pro-
cesso produttivo e/o sociale.
U n a g e n e r a z i o n e c r e a ,
u n a c o n s e r v a , u n a d i -
strugge; chiosavano così
i nostri padri.
Non è più vero.
Oggi si può realizzare un gran-
de successo o, per converso,
distruggere tutto in assai
meno che una generazione.
Dipende dalla qualità dei successori? No, semplicemente dalla durata -
sempre più relativa - che hanno le idee vincenti di stare sul mercato.
Alla base dell'innovazione ci sta l'intuizione.
L'intuizione è la capacità di andare da uno stimolo ad una risposta, da un
problema ad una soluzione, non per il tramite di un ragionamento progres-
sivo e laborioso bensì con una scorciatoia immediata.
Credo che il contesto economico mondiale renda oggigiorno necessario lo
sviluppo di una vera e propria cultura basata sulla capacità di generare
innovazione come fattore imprescindibile di sviluppo.
Prima ancora infatti di essere sapiens l'homo è faber, cioè creatore: il più
svantaggiato di tutti gli animali, perché può sopravvivere solo inventando.
La cultura umana è principalmente definita dalla sua capacità di inventare:
comprendere, osservare, immaginare, realizzare.
Qualcuno ha scritto: "la creatività consiste nel sognare l'impossibile, quin-
di trovare il modo per renderlo realizzabile". L'innovazione è dunque la vera
e propria parola d'ordine del momento, spesso associata al tema della ricer-
ca. Tuttavia, nonostante questa percezione risulti oggigiorno largamente
diffusa e condivisa, è proprio l'Europa, cuore antico del mondo sviluppato,
e, in particolare, la nostra Italia a perdere maggior terreno, in campo interna-
zionale, in materia di innovazione.
Accade, in altre parole, che proprio negli ambienti dove lo sviluppo è più
maturo, permeato da una lunga storia economico-sociale, che il cambia-
mento finisca per rivelarsi in realtà più difficile perché trattenuto dalle in-
gessature del tempo che hanno provocato incrostazioni quasi indelebili la
cui rimozione diviene oggi uno dei maggiori problemi.
Il fatto è che la novità genera naturalmente resistenza ed opposizione in
quanto - per sua stessa natura - va controcorrente, crea disordine nelle
attività di routine e nell'equilibrio dei poteri.
Innovare significa infatti principalmente modificare, forse talvolta anche
sovvertire, i rapporti di forza e la scala dei valori; significa mettere in di-
scussione quella piramide di potere costruita su schemi e principi che l'in-
novazione rende improvvisamente obsoleti, sia rispetto ai tempi che alle
aspettative. Non sempre al-
lora la condivisione della ne-
cessità di innovazione riesce
a coniugarsi con la disponi-
bilità effettiva ad assumerne,
fino in fondo, le relative con-
seguenze. Il tema non si ri-
solve quindi tanto e solo fi-
nanziando maggiormente la
ricerca - cosa comunque utile
e necessaria - quanto piutto-
sto sviluppando una cultura
diffusa che sappia creare cli-
ma e condizioni favorevoli al
diffondersi di un processo in-
novativo.
Il problema non è quindi solo
nella definizione dei modelli
giusti da seguire ma anche
nell'individuazione dei modi
di rottura di un sistema so-
cio-economico che, di fronte alla globalizzazione, appare reagire principal-
mente mediante l'istinto della conservazione.
D'altro canto, non si può pensare di costruire una società basata sul talen-
to creativo dei migliori senza costruire, al tempo stesso, un meccanismo in
grado di dar loro la speranza e la concreta possibilità - senza dover per forza
espatriare - di riuscire a coronare con successo le loro capacità.
Forse è un segnale non secondario rilevare che questo è un paese in cui i
due candidati premier sono gli stessi che si sono affrontati dieci anni fa e
fanno assieme quasi centoquarant'anni d'età e, al tempo stesso, dove un
under fifty oppure una donna non hanno mai assunto tale responsabilità.
In questo quadro, c'è da stupirsi davvero se l'età media dei nostri ricerca-
tori supera i cinquant'anni?
Un'età in cui, in genere, non si scopre più niente e, per converso, si può
risultare addirittura indotti a dedicare l'attività a confutare i fatti nuovi che
potrebbero rimettere in discussione le scoperte che hanno caratterizzato la
propria gioventù e formazione culturale. Esempi non dissimili - ne sono consa-
pevole - arrivano anche dalla nostra professione, sia a livello operativo che a
livello istituzionale, per cui il necessario brainstorming riguarda davvero tutti.
Parliamone di più quindi, con serenità ed obiettività: farà bene a noi stessi
ed al nostro paese. Con l'esortazione per tutti di saper trovare sempre il
coraggio di perdere di vista la riva conosciuta prima ancora di intravvedere
quella che si ambisce raggiungere, saluto i cari lettori di questo amato
giornale non senza augurar loro, proprio su queste basi, un nuovo anno
carico di prosperità e successi.