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IL COMMERCIALISTA VENETO
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NUMERO 168 - NOVEMBRE / DICEMBRE 2005
CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR
patrocinò la ces-
sione di Nizza e Savoia alla Francia per ricevere da Napoleone
III l'appoggio per l'unità d'Italia. Tormentarsi oggi se fece bene
o avrebbe potuto fare diversamente nel 1860 è inefficace. Se ne
può discutere solo in sede storica. Ha un senso prendersela con
i governanti italiani contemporanei per quella cessione? Certa-
mente no. Trasferiamoci, con lo spirito critico analogo, alle que-
stioni previdenziali categoriali.
La delega contenuta nell'art. 1, comma
33, della legge finanziaria del 1993 pre-
vide l'eliminazione, mediante eventuali
fusioni, delle duplicazioni organizzative di
enti previdenziali operanti in settori omo-
genei e l'esclusione dalle operazioni di
fusione degli enti che, non usufruendo di
finanziamenti diretti o indiretti dallo Sta-
to, optassero per la privatizzazione come
associazioni o fondazioni. Quella legge
fu conseguita così su pressioni
ordinistiche forti (primi i giornalisti e gli
avvocati).
E per non essere fuse e per una gestione
delle consistenti risorse finanziarie auto-
noma dalle direttive governative tante
Casse si privatizzarono. Tale scelta fu
commentata con perplessità se non perfi-
no ritenuta assunta con leggerezza (Car-
bone) perché sopravvalutò i ritenuti aspetti
positivi e omise di sottoporre ad una ragionata critica l'impostazione
complessiva seguita dal legislatore delegato.
Anche l'esperienza successiva alla privatizzazione porta a dire
che l'impeto "autonomistico" di alcuni gruppi dirigenti mirava più
ad affermare una libertà assoluta nell'uso delle risorse finanziarie
disponibili (esclusi documentalmente i Dottori Commercialisti) piut-
tosto che il prioritario ed assoluto impegno ad individuare le solu-
zioni di garanzia strutturale della previdenza nel lungo periodo.
Chi fu eletto alla gestione delle Casse si trovò a gestire enti
monocategoriali (leggi: esposti a variazioni demografiche
categoriali senza alternativa, dato il regime finanziato a riparti-
zione; vedi, ad es. - dopo le riforme scolastica ed universitaria -
la condizione delle Casse con iscritti solo diplomati), non usufruitori
di finanziamenti esterni diretti o indiretti (leggi: con meccanismo
finanziario diverso da quello previsto per l'INPS), con metodo di
calcolo delle pensioni basato su quello pubblico (leggi: reddituale),
con speranze di vita inadeguate (leggi: vecchie e calcolate sulla
popolazione italiana notoriamente meno longeva della catego-
ria), con normative di controllo uguali a quelle pubbliche fissate
per legge (leggi: controlli inadatti alle Casse monocategoriali,
senza monitoraggio obbligatorio della copertura possibile del co-
siddetto debito latente, con un periodo legale risibile di stabilità
gestionale ­ 15 anni ­ e così via).
La Cassa dei Dottori Commercialisti è stata la prima ad andare
oltre le normative di garanzia previste dalle norme, perchè non
adeguate ad offrire la garanzia di stabilità di lungo periodo. Per
questo la Cassa ha operato una prima miniriforma sul vecchio
regime (quello col metodo di calcolo reddituale) dall'1.1.2002 e
poi la riforma generale col cambio del metodo di calcolo delle
prestazioni dall'1.1.2004 (calcolo sui contributi). La Cassa si è
posta sul cammino della sostenibilità di lungo periodo. Infatti ha
creato ­ unica fra le Casse ­ un obbligo statutario di autocontrollo
del nuovo regime: ogni due anni fa il monitoraggio della stabilità
(con calcoli finanziari, patrimoniali,
attuariali, demografici) perchè essa non
è raggiungibile una volta per sempre dato
che in un regime finanziato a ripartizione
è probabilistica, quindi non certa.
Il passaggio dal finanziamento a riparti-
zione a quello a capitalizzazione non sa-
rebbe stato comunque possibile perchè il
primo sconta il cosiddetto debito latente
che non trova posto in bilancio perchè è
considerato un costo (pensioni) di com-
petenza futura, fronteggiato dai ricavi
(contributi) di competenza futura. E' la
logica del sistema finanziario, prettamente
pubblico (Stato, enti locali, enti pubblici).
Appunto se, per Nizza e la Savoia,
Cavour avesse, invece....
Un passaggio a capitalizzazione avrebbe
comportato una separazione netta tra il
periodo precedente e quello successivo
alla riforma, impossibile per struttura del
sistema in atto. La capitalizzazione si fa su entrate certe; ma per
pagare in futuro i ratei di pensione già maturati e le pensioni già
in essere occorreranno le entrate successive (incerte,
probabilistiche) del contributo integrativo.
Il regime finanziato a ripartizione funziona con uscite correnti
coperte da entrate correnti e con l'intervento dello Stato in caso
di insufficienza; è concepito per essere eterno e, quindi, inadatto
a popolazioni categoriali perchè rischioso.
L'Assemblea della Cassa ha varato un nuovo regime che si
incanala su una logica diversa. Per qualche tempo non saranno
possibili interventi ristrutturatori verso la capitalizzazione o ver-
so altro, ma si monitorerà l'andamento complessivo (comprese
le parti non previste dalla inadatta legislazione), conseguire il
contributo integrativo al 4% per più anni e aggiornare i coefficienti
di trasformazione vigenti. Occorre, cioè, far funzionare rigoro-
samente il metodo di calcolo contributivo, non incamerare nuovo
deficit implicito e ridurre il pregresso cosiddetto debito latente.
Insomma, questo doveroso "capriccio" di voler tendere alla
sostenibilità è la caratterizzazione di chi sente la responsabilità
per oggi e per domani. Certo, ci sarebbero potute essere solu-
zioni diversamente articolate a quel tempo, ma non possiamo
salire in cattedra o polemizzare col proprio passato .... a meno
che non si voglia dichiarare guerra alla Francia per riprendersi
Nizza e Savoia!
Previdenza sotto controllo
per il lungo periodo
di Mauro Scarpellini*
* Direttore Generale della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza
dei Dottori Commercialisti