Anno XL - N. 168 - NOVEMBRE / DICEMBRE 2005
- Poste Italiane spa - Spedizione in Abbonamento Postale
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza
Le scorciatoie
non servono
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PREVIDENZA SOTTO CONTROLLO
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Annotando: INNOVAZIONE, MA QUALE?
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Lettera aperta ai consiglieri nazionali
5/7
LA CESSIONE DI CREDITI PER LA PULIZIA
DI BILANCIO
9/10
SITUAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA DELLA
CASSA DI PREVIDENZA
11/12 FINALMENTE IL DISINQUINAMENTO FISCALE
DEL BILANCIO
13/14 SPIN-OFF IMMOBILIARE
15/16 PROFESSIONISTI E ACCERTAMENTI FINANZIARI
17
IRAP ITALIANA E GEWERBESTEUER TEDESCA
19/20 L'ORGANIZZAZIONE DEGLI STUDI COMMERCIALI
21/22 IL BILANCIO 2004/2005 DELL'ASSOCIAZIONE
23/24 DA S.N.C. A DITTA INDIVIDUALE: ATIPICA
PERIODICO DEI DOTTORI COMMERCIALISTI DELLE TRE VENEZIE
In questo numero
di Luciano Berzè
Nuovi scenari, nuove generazioni, nuovo anno
L' INSERTO / BORSE DI STUDIO 2005
IL FENOMENO CINA è uno degli argomenti che va per la mag-
giore nelle discussioni economiche nazionali, anche se è curioso
che solo quel paese, forse per le evidenti conseguenze che
induce, abbia rimesso sul tavolo la discriminante questio-
ne della competitività e quindi di un suo fondamentale
ingrediente, l'innovazione.
Il nostro Paese, com'è noto, è sostanzialmente privo di
materie prime e di fonti energetiche. Tant'è che nel seco-
lo scorso la via italiana alla rivoluzione industriale è stata
guidata dalla trasformazione. Il valore aggiunto non stava
tanto in cosa si produceva, ma in come lo si faceva.
In un momento storico quale l'attuale in cui i redditi di-
sponibili non aumentano e i consumi sono sempre più
sensibili al prezzo indipendentemente dalla qualità del
prodotto, l'incremento del prezzo delle materie prime
collegato a quello dei costi di trasformazione fa sì che i
sistemi paese competano sempre più sui costi che sui
valori aggiunti o in alternativa ricerchino il valore aggiunto
nella compressione dei costi e quindi dei prezzi. Così da
qualche tempo sembra che l'attenzione dell'analisi si sia
spostata, o ancor peggio, abbia scoperto oggi il valore che
l'organizzazione e l'innovazione abbiano nella crescita di un
sistema paese, "scoprendo" che le università italiane con po-
chi fondi che pagano pochi (e talvolta pigri) cervelli produco-
no poca innovazione, che viene poco trasferita alle imprese che
se ne lamentano, ma ben poco fanno salvo attendere le inie-
zioni di fondi dello Stato.
il cosiddetto "cuneo fiscale") siano un problema ineludibile ma che nessuna forza
politica ha la forza od il coraggio di affrontare e che la società italiana
- scioccamente fiera del suo welfare state costruito a scapito delle
future generazioni - non è certo disponibile a discutere spon-
taneamente. C'è allora da chiedersi se tutto questo scena-
rio non abbia una matrice comune. La risposta è indub-
biamente sì. Il prototipo dell'italiano vincente cresce,
infatti, nella cultura dell'espediente. In famiglia, a scuo-
la ed infine nel mondo del lavoro.
Si comincia in famiglia, nella quale i genitori pensano -
giustamente diranno i più - al futuro dei figli prima che
al proprio. Pur senza banali generalizzazioni non pos-
siamo negare le diffuse tendenze di ragazzi che diventa-
no pigri, viziati, studenti e inquilini a vita, incapaci di
progettare una vita propria ma soprattutto opportuni-
sti. Coma a casa anche a scuola l'avventura poi continua
con tutti gli espedienti che possano consentire il massimo
risultato con il minimo sforzo e che generano - paradossal-
mente - ammirazione e consenso nel microcosmo scolasti-
co: il fine giustifica i mezzi, tutti i mezzi. Imparare non
serve, basta superare le prove o gli esami. E così il modello
si perpetua nel lavoro. Lavorare bene o male non è impor-
tante; ciò che conta è farlo con la minore fatica possibile.
L'obiettivo è arrivare senza preoccuparsi di fare le cose
giuste, bastano quelle facili. Se il quadro di riferimento è
questo, è evidente che le parole organizzazione, innova-
zione o lavoro per obiettivi non possono che apparire lonta-
ne ed incomprensibili.
Qui però può stare una chiave del cambiamento. Cambia-
mento che non potrà essere certamente immediato. Ci
Le imprese italiane spesso vecchie nel core
business e con prodotti o processi vecchi sof-
frono la concorrenza dei paesi emergenti per i
quali produrre gli stessi beni ha un costo e quindi
un prezzo decisamente inferiore.
E' evidente che questo processo non ha fine
se è vero, com'è vero, che alcune imprese ci-
nesi stanno delocalizzando in Vietnam a cau-
sa dei costi "divenuti troppo alti". Così co-
m'è altrettanto evidente che l'investimento di
prodotto o di processo non è più per le azien-
de un argomento da convegno, ma una que-
stione di sopravvivenza.
Fin qui, si dirà, nulla di nuovo anche se da
sempre sottovalutato. L'innovazione però
non è l'unico problema, l'altro è il lavoro,
ovvero il concetto sociologico tipicamente
italiano - non europeo - del lavoro. Un lavo-
ro sempre più garantito da essere un ingom-
bro per se stesso e per il suo sviluppo. Ora,
certamente non si possono richiamare i vec-
chi e forse in parte falsi miti del miracolo
economico italiano degli anni 50 e 60 del se-
colo scorso, ma è agevole constatare come la
rigidità ed il costo del lavoro (non in senso
assoluto ma in relazione al reddito percepito
vorrà forse una generazione, o due. Occorre-
rà che la nostra generazione trasmetta alle
successive la falsità di un modello di benes-
sere - inconsciamente passatoci dai nostri
genitori che hanno voluto purtroppo darci
tutto quello che loro non avevano potuto
avere - nel quale i diritti hanno soppiantato
i doveri, in cui educazione, buon senso, mi-
sura, curiosità, fatica o coraggio appaiono
concetti di semplice retorica, ma che ha or-
mai dimostrato tutti i suoi limiti.
Occorre quindi un ripensamento. Occorre
riformare i punti di riferimento. Occorre so-
stituire l'ingordigia con la lungimiranza. Oc-
corre insegnare i valori del gruppo oltreché
dell'individuo: non serve a niente saper di-
segnare i più bei vestiti o le più belle auto del
mondo se non riesci a consegnarli in tempo
o inventare una metodologia di produzione
efficiente. Occorre fare propria la cultura
della qualità, dell'efficienza, dell'organizza-
zione e dell'impegno sopra ogni altra cosa,
cercando di fare di queste qualità i valori
differenzianti. Concetti che altri sistemi
paese hanno ormai fatto, o a malincuore
rifatto, propri. Le scorciatoie non servono.