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NUMERO 183 - MAGGIO / GIUGNO 2008
IL COMMERCIALISTA VENETO
IPSOA
L'INTERVISTA / Il banchiere e i commercialisti
come categoria professionale ed operatori del Mercato economico
per essere ascoltati e considerati dagli operatori economici? su quali
aspetti, a Suo giudizio, dovremmo maggiormente lavorare?
Non è facile dispensare consigli, e personalmente sono più a mio agio
nel "fare" che nell'"insegnare". Penso però che valga per tutti il trinomio
" tradizione, innovazione e qualità" come atteggiamento vincente in un
sistema di competizione così spinta. Provo comunque ad indicare una
strada, impegnativa, la nostra: il dinamismo, che significa "muoversi",
andarsi a prendere i clienti, mettere a frutto le conoscenze personali del
territorio in cui si opera, coordinare e integrare i diversi mezzi di comuni-
cazione a supporto del proprio business; la determinazione, che signi-
fica "voler fare". Essere sul territorio oggi non significa più solamente
avere un punto vendita: bisogna renderlo anche "visibile e utilizzabile";
la consapevolezza, che significa "sapere" di avere a disposizione pro-
dotti specialistici, e che la proposta ai clienti dei nostri prodotti/servizi
non è abbastanza incisiva se non è seguita da una personalizzazione, la
più spinta possibile, della gamma offerta. Antonveneta si prefigge di
mantenere uno stabile colloquio-confronto con i professionisti del terri-
torio: ad ognuno il suo compito nel superiore interesse di servire meglio
la clientela.
Un ultima domanda: come vede il Triveneto a tre anni? come
vede Antonveneta a tre anni? come vorrebbe vederci diversi a
tre anni?
Spero che fra tre anni saremo riusciti tutti a fare tre passi avanti. Ci
vuole coraggio per fare un passo avanti, ed a maggior ragione ci vuole
coraggio per farne tre. Fare un passo avanti è abbastanza facile, ma non
basta. Si ha l'illusione di aver conquistato un vantaggio competitivo sui
clienti a dispetto della concorrenza, ma il risultato è facilmente copiabile
e il margine acquisito, di conseguenza, può essere facilmente eroso. Far
due passi è una bella tentazione, è sicuramente un momento innovativo,
ma ancora una volta può non bastare, soprattutto se la concorrenza è
avanti di tre. Fare tre passi vuol dire assumersi il rischio di cambiare le
regole del gioco. Noi siamo consapevoli che per innovare veramente
bisogna compiere tre passi, vogliamo contribuire a creare la generazio-
ne successiva. Uno statista diceva: "La differenza tra un uomo politico
e uno statista è la seguente, mentre il primo pensa alle prossime elezioni,
il secondo pensa alle prossime generazioni". Credo che la stessa consi-
derazione valga anche tra fare un passo -pensare ai risultati a breve- e
fare tre passi -pensare agli interventi strutturali-. Fare tre passi è diffici-
le. E' difficile farsi capire, convincere gli altri, costruire qualcosa. La
maggior parte delle organizzazioni preferisce stare al centro di quella
che viene chiamata "curva a campana", che altro non è che la rappre-
sentazione grafica della maggior parte delle misurazioni. Sappiamo che
in qualunque mercato i ritardatari sono spazzati via; le aziende che
arrancano dietro il nuovo prodotto della concorrenza vedono diminuire
le loro vendite. L'aspetto più affascinante della curva a campana è che
ci sono persone e organizzazioni che gravitano spontaneamente verso
una sua certa parte. C'è chi, si vada lenti o veloci, decide di stare sempre
qualche passo dietro agli altri, c'è chi tende a stare nel gruppo, e c'è chi
si adopera nel cercare di essere sempre qualche passo avanti. Il segre-
to, di una semplicità disarmante, è quello di non aspettare che il settore
muti per cambiare la propria posizione sulla curva, ma cambiare istinti-
vamente il proprio punto sulla curva. La differenza è sempre tra chi
sceglie dove porsi rispetto alla curva, e chi lascia che sia la curva a
decidere per lui. E Antonveneta sceglie.
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