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NUMERO 188 - MARZO / APRILE 2009
IL COMMERCIALISTA VENETO
le attività finanziarie tradizionali6. Tale generica
definizione permetterebbe secondo alcuni di con-
siderare un vero e proprio alternative investment
anche l'arte, mentre per altri l'arte rappresenta
una categoria troppo peculiare per essere classi-
ficata tra tali investimenti. Queste due posizioni
sono sicuramente influenzate dal contesto eco-
nomico di riferimento: la prima infatti appartiene
all'approccio americano, il quale si è consolidato
anche grazie allo sviluppo di numerosi studi
quantitativi sul tema e alla sperimentazione di art
funds, mentre la seconda a quello italiano, che ha
sofferto dello scarso interesse nell'elaborazione
di studi sul mercato dell'arte. Data questa consi-
derazione, a mio avviso, è auspicabile un'evolu-
zione dell'approccio italiano verso la visione ame-
ricana, che come si nota dai due grafici sottostanti,
considera l'investimento in arte pienamente
ricompreso tra gli investimenti alternativi.
Interesse crescente dei clienti per il pegno su
opere d'arte, per i finanziamenti garantiti
da opere d'arte e per i vantaggi/svantaggi
dell'investimento indiretto in arte (art funds)
A livello generale la clientela di elevato standing
ha manifestato un crescente interesse sia per in-
vestimento diretto in arte sia per quello indiretto
(ovvero tramite fondi di investimento che si de-
dicano all'acquisto, gestione, vendita di opere
d'arte)7. In entrambi i casi i clienti devono consi-
derare i vantaggi e gli svantaggi delle suddette
tipologie di approccio al mercato dell'arte.
Sviluppo di indici sul mercato dell'arte e tentativi
di confronto tra l'arte e le asset class tradizionali
Nell'ultimo decennio sono state pubblicate mol-
te ricerche empiriche, che seppur limitate al mer-
cato americano dell'arte, si caratterizzano per un
crescente grado di sofisticazione e individuano
delle metodologie per calcolare degli indici di prez-
zo per il mercato dell'arte. In particolare possia-
mo ricordare il metodo delle vendite ripetute,
quello edonico e quello aritmetico8. Ciascuna
metodologia presenta dei vantaggi e dei limiti; è
tuttavia interessante notare come nel lungo pe-
riodo tutte le metodologie si rivelino correlate9.
A riguardo occorre precisare che tali ricerche, e
quindi i conseguenti risultati, presentano dei li-
miti che sono riconducibili alle peculiarità dell'art
market e più in generale dei beni d'arte10. Nono-
stante questi limiti, le varie metodologie si rivela-
Tabella 1. Vantaggi e svantaggi della partecipazione al mercato dell'arte
Investimento diretto in arte
Investimento indiretto in arte (art funds)
VANTAGGI
SVANTAGGI
VANTAGGI
SVANTAGGI
Fruibilità,
status symbol.
Disinvestimento non
immediato e non
garantito.
Riduzione incidenza costi
di transazione e di
gestione dell'opera
d'arte.
Possibilità di acquisire
opere elitarie e di
prevedere il
prestito/acquisto da
parte dei sottoscrittori
con diritto di prelazione.
Difficoltà ad inquadrare
l'investimento in arte in un
modello di valutazione.
Complessità nell'adattare la
normativa regolamentare prevista
in materia di valutazione del fondo
e di modalità di gestione del
fondo.
Redditività,
diversificazione.
Unico rendimento:
capital gain.
Possibilità di beneficiare
della consulenza/scelte
di esperti del settore.
Diversificare tra i vari
segmenti e ridurre il
rischio complessivo.
La difficoltà ad assicurarsi la
fiducia degli investitori.
Fiscalità.
Difficoltà
nell'individuare il
prezzo giusto di
mercato.
Tabella 2. Risultati della ricerca di Mei e Moses del 2002 sull'art market
Mei J. e Moses M.
(2002)
In dice delle vendite
ripetute su
campione dati tra
19 501999
R= 8,2 %
D.S= 21,3%
Correlaz ioni
Art Ind exS&P500 Index: 0,04 Art IndexCorp orate bonds: 0,10
Art Ind exTreasury bills: 0,03 S&P500 Ind exGov. Bond: 0,33
Art Ind exGov. Bond: 0,15
S&P= 8,9%
D. S. = 16,1 %
Dow I ndus trial= 9,1%
Gov. Bond= 1,9%
D.S= 9,5%
Corporate Bond= 2,2%
no molto utili per fornire un'approssimazione
verso indici di prezzo specifici per il mercato del-
l'arte, i quali sono stati utilizzati, oltre che rappre-
sentare un primo passo fondamentale e prelimi-
nare per l'analisi delle proprietà di rischio-rendi-
mento dell'investimento, anche per evidenziare
il vantaggio della diversificazione attraverso l'in-
serimento dell'opera d'arte in un approccio di
portafoglio. Può quindi essere utile osservare la
tabella sotto riportata; essa rappresenta una del-
le principali ricerche in tema di investimento in
opere d'arte e conduce sia alla dimostrazione della
bassa correlazione dell'arte con le asset class tra-
dizionali, sia alla costatazione del fatto che l'arte
offre rendimenti maggiori rispetto ai bonds. Tale
conclusione, poi confermata dalle ricerche suc-
cessive, si rivela molto interessate, dato la conti-
nua ricerca da parte degli investitori di strumen-
ti/attività che siano poco o, se possibile, negati-
vamente correlate con le asset class tradizionali.
Conclusioni: art as a financial investment?
In base alle interviste ad art banker e a quanto
emerso dagli ultimi forum dell'Associazione Ita-
liana Private Banker (A.I.P.B) emerge quindi un
approccio delle banche italiane al bene d'arte
come unico, da valutare sulla base di aspetti emo-
tivi e qualitativi; quindi anche quando l'art advisory
è riconducibile a un soggetto bancario (art
banking) esso funge sostanzialmente da semplice
mediatore tra il cliente private e i "canali d'acqui-
sto". Per questo motivo il servizio di art advisory
offerto da un soggetto bancario si configura so-
stanzialmente come un centro di costo, tuttavia in-
dispensabile per la fidelizzazione del cliente e per la
differenziazione della banca, per questo gli interme-
diari che lo offrono si manifestano soddisfatti11.
Nonostante questa situazione attuale, dato il cre-
scente sviluppo di ricerche sull'art market (so-
prattutto sul mercato americano, che arrivano alla
formazione di indici per il mercato dell'arte, al
confronto tra il mercato dell'arte e i mercati finan-
ziari, ad evidenziare l'importanza dell'arte per la
bassa/negativa correlazione con le asset class
tradizionali e all'analisi dei vantaggi/rischi del-
l'investimento diretto e indiretto in arte), è possi-
bile intravedere un'evoluzione dell'approccio
delle banche all'arte.
Uno sguardo prospettico renderebbe auspicabili
ricerche, disponibili pubblicamente e con conti-
nuità, che considerino il mercato internazionale
dell'arte (congiuntamente con il mercato dome-
stico), in modo da poter rendere più conoscibili i
fondi di investimento in arte e servizi quali il pe-
gno su opere d'arte e i finanziamenti garantiti da
opere d'arte. In questo modo sarebbe più comu-
ne considerare l'arte come asset class e gli inter-
mediari bancari riuscirebbero a soddisfare me-
glio le esigenze del cliente private. Il quale, so-
prattutto in periodi di crisi finanziaria, tende a
considerare l'opera d'arte un "bene rifugio" e ad
apprezzarne i vantaggi fiscali.
6
Per approfondimenti si veda GALDO A., Investimenti alternativi, Economy, n. 42, 15 ottobre 2008.
7
Gli art funds sono strumenti di matrice soprattutto estera e allo stato attuale si può affermare che non hanno avuto molto successo. Tuttavia occorre menzionare che
recentemente è stato approvato il regolamento del fondo "Pinacotheca", il primo art fund di diritto italiano. Tale fondo nel corso del 2008 ha concluso positivamente la fase
di raccolta, nei prossimi anni si potrà esprimere un parere in merito al suo successo o meno.
8
Per approfondire le metodologie si veda Marinelli N., Operare nel settore fine art: gli strumenti a disposizione dell'investitore, Atti del Convegno Nazionale di Economia degli
intermediari finanziari, 4 novembre 2005, Parma.
9
Chanel O., Gerard-Varet L. A., Ginsburgh V., The Relevance of Hedonic Price Indices, Journal of Cultural Economics, 20(1) 1996, pp. 1-24.
10
La poca trasparenza, regolamentazione, e liquidità del mercato in esame, composto da molteplici soggetti e relazioni, e la tendenziale impossibilità di esprimere delle
generalizzazioni sul mercato dell'arte, conseguente all'unicità dell'opera d'arte, conducono a ritenere che il mercato dell'arte sia peculiare e non facilmente oggetto di
applicazione di metodologie quantitative simili a quelle dei mercato finanziari. Infatti l'eterogeneità dei beni d'arte condurrebbe a poter confrontare solo i prezzi delle stesse
opere in istanti temporali differenti, tuttavia in questo caso a fronte di una maggior robustezza della metodologia si incontrerebbe il problema della bassa disponibilità di
osservazioni. Un confronto più rappresentativo dell'intero mercato risulta discutibile, dato che richiederebbe una scelta accurata dei criteri di aggregazione delle opere. Inoltre
in generale la creazione di indici difficilmente sarà perfettamente coerente con la totalità del mercato, in quanto i dati pubblicamente disponibili si riferiscono alle sole
aggiudicazioni all'asta, escludendo le trattative private. Infine un confronto poi tra l'arte e le asset class tradizionali riscontra dei limiti: la maggior trasparenza e liquidità del
mercato finanziario; il fatto che il rendimento complessivo di un'opera d'arte sia rappresentato dalla sola variazione di prezzo tra il momento di acquisto e quello di vendita;
e la maggior rilevanza di costi di transazione e di mantenimento del bene d'arte rispetto alle commissioni applicate dagli intermediari nei mercati finanziari.
11
V Art Banking Workshop, Arte contemporanea: il mercato, gli attori, i prezzi, event benefit del corso Private Banking corso base, Sda Bocconi, 2 luglio 2008.
L'art banking
SEGUE DA PAGINA 7