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NUMERO 188 - MARZO / APRILE 2009
IL COMMERCIALISTA VENETO
capitale a tali iniziative. Il tutto, a dire il vero, mai troppo osteggiato dai
professionisti stessi, spesso pervasi da istinti protezionistici, e tranquilla-
mente adagiati sul "piccolo e bello", che non responsabilizza più di tanto e
limita i rischi. Oggi, tuttavia, vedo attorno a me sempre più forti manifestazio-
ni di interesse all'aggregazione, che sono probabilmente il frutto di una
crescente consapevolezza della necessità di dare al mercato risposte integra-
te e complesse, in tutti gli ambiti professionali.
Come può conciliarsi l'esigenza del rapporto personale e fiduciario del
professionista con quella dell'efficienza, della specializzazione, della
standardizzazione e della redditività in un contesto concorrenziale? Ri-
tiene in particolare che strutture professionali aggregate come quella
da Lei presieduta debbano essere caratterizzate da una gestione mana-
geriale, eventualmente anche esterna al mondo ove opera il Gruppo,
ovvero che vi siano alcuni soci esclusivamente dedicati ad aspetti orga-
nizzativi e gestionali?
Senza dubbio la gestione deve essere improntata a criteri aziendalistici,
ancorché la sua strutturazione dipenda dalle dimensioni del Gruppo e dagli
obiettivi che ci si pone. All'interno dell'azienda-studio è necessario sepa-
rare l'attività professionale da quella di gestione degli aspetti organizzativi
e direzionali. L'ideale, a mio modo di vedere, è che vi siano professionisti-
manager che conoscono la professione, ma non se ne occupano diretta-
mente, dedicandosi invece esclusivamente alla gestione dell'organizzazio-
ne e dello sviluppo della struttura, anche sotto il profilo commerciale.
La sua struttura, pur essendo nel suo complesso genericamente dedicata
all'attività di progettazione, comprende in realtà professioni e profes-
sionalità molto diversificate tra loro, che vi consentono di intervenire
praticamente in tutti i campi oggetto della vostra attività. Le è mai capi-
tato di percepire questa specializzazione come un problema, ovvero di
affrontare situazioni in cui qualche professionista cercava di invadere
spazi riservati ad altri?
Il problema esiste. La concorrenza interna (per non parlare delle gelosie) è
una componente assolutamente normale in una struttura professionale
viva e vivace. La soluzione che abbiamo elaborato per minimizzarne gli
effetti, è quella di creare dei team di lavoro molto ampi, soprattutto per la
gestione dei progetti complessi, con precise gerarchie per la loro gestione.
Questa gerarchizzazione rende possibile anche il coinvolgimento ed il co-
ordinamento di professionalità diverse, spesso anche esterne alla nostra
struttura, soprattutto nelle situazioni in cui i singoli progetti riguardino una
gestione complessiva, estesa alla realizzazione pratica delle opere, con la
conseguente necessità di costituire ATI o Consorzi o Società di Scopo
relative al singolo progetto.
Qual è stato, nel corso della Sua esperienza professionale, il rapporto
con il mondo dei Commercialisti? Quali sono le differenze maggiori che
ha notato tra l'Italia ed il resto del mondo, nel campo della consulenza
fiscale, aziendale e societaria, e quali ritiene siano i punti di forza e di
debolezza della nostra categoria?
Nel corso delle mia esperienza ho avuto la necessità e la fortuna di incon-
trare numerosi Commercialisti, il cui apporto è stato senz'altro molto impor-
tante per la nostra crescita. Ho potuto in genere riscontrare nei singoli
professionisti un elevato grado di preparazione, spesso sorprendentemente
esteso a molteplici aspetti della vostra professione, attinenti problematiche
fiscali, societarie ed aziendalistiche. Una poliedricità, questa, difficilmente
riscontrabile fuori dai confini nazionali, dove è alquanto improbabile che
un grande esperto di fiscalità sia anche profondo conoscitore di teorie
aziendalistiche o di problematiche societarie.
Al tempo stesso, gran parte delle strutture professionali italiane con cui ho
collaborato avevano una dimensione medio-piccola, incentrata sulle figure
di pochi soci, con un apparentemente poco elevato livello di differenziazione
nelle competenze dei vari professionisti che le componevano.
Senz'altro la vostra preparazione rappresenta un punto di forza, ma al tem-
po stesso non v'è chi non veda come sempre più, oggi, per rispondere alle
esigenze di realtà imprenditoriali costrette a confrontarsi con un mercato
globale, e con problemi molto complessi e differenziati, sia necessario
creare strutture dotate di professionalità specifiche e specializzate, che
possano operare come componenti organizzate di un interlocutore unico.
Non aver ancora avviato un simile processo rappresenta probabilmente il
maggior punto di debolezza dei commercialisti italiani.
Alla luce della Sua esperienza, quali sono i suggerimenti che Lei si sen-
tirebbe di dare ai Commercialisti del Triveneto?
Non credo che i Commercialisti, ed in particolare quelli del Triveneto, che
tanto hanno significato nella nascita e nello sviluppo del fenomeno Nord-
Est, abbiano bisogno dei miei suggerimenti. Ritengo tuttavia di poter riba-
dire che non deve esserci alcun timore nel percorrere il cammino delle
aggregazioni, sia a livello locale che a livello transnazionale. Sulla scia delle
esperienze delle società di engineering e delle più importanti law firm,
credo che anche i commercialisti possano dar vita a strutture complesse,
specializzate ed organizzate. Le opportunità di un simile percorso sono
senz'altro superiori alle minacce.
Ing. Cancian, in Europa ed in Italia si parla ormai da anni di riforma
delle Professioni e di liberalizzazioni, quasi si trattasse di una panacea;
sistematicamente, tuttavia, ci si ritrova poi ad imbattersi in problemi di
qualità nelle costruzioni o nelle infrastrutture (e ne abbiamo avuto pur-
troppo recenti tristi conferme), ovvero in casi di mala sanità, o in casi di
crack o peggio ancora di truffe finanziarie causate in molti casi proprio
da carenza di Professionalità. Qual è la Sua valutazione a riguardo, e
quale ritiene dovrebbe essere lo sviluppo delle Libere Professioni in
Italia ed all'Estero?
Io non sono per la protezione a tutti i costi dei professionisti tout court. Il
mercato globale non ce lo permette più, e tentare di tenere in piedi ancora
barricate di questo tipo credo sia ormai anacronistico. Sono convinto però
che vada protetta e salvaguardata la vera professionalità. A mio giudizio,
le professioni andrebbero regolate con poche e chiare regole, valide anche
al di fuori dei confini nazionali, che dovrebbero consentire il loro esercizio
solo da chi ne ha i titoli e la competenza, documentata e certificata anche
nel suo costante aggiornamento; regole che dovrebbero altresì prevedere
un rigido sistema di responsabilità a carico degli stessi soggetti. Sono
altresì dell'idea che l'organizzazione dell'attività professionale e la sua
pubblicizzazione non dovrebbero avere vincoli di sorta, e che il controllo
del rispetto delle regole per l'esercizio delle Professioni dovrebbe essere
demandato ad apposite autorità di vigilanza, che dovrebbero operare in
collaborazione con gli Ordini Professionali.
Un ultimo sguardo alla situazione economica generale. Il Suo punto di
osservazione è senz'altro privilegiato, potendo spaziare su un'area geo-
grafica molto vasta. Che cosa possiamo aspettarci per il prossimo futuro
in Italia ed all'estero?
Qualcuno sta dicendo in questi giorni che forse si intravede uno spiraglio
di luce in fondo al tunnel. Io sono abbastanza d'accordo, e dal mio punto di
vista, ovvero da quello degli attori progettuali che precedono l'esecuzione
dei lavori, posso confermare l'esistenza di concreti segnali di ripresa. Cre-
do a riguardo che sia molto importante, ai fini di accelerare questa ripresa,
ritrovare e far ritrovare la fiducia all'investimento, e mi auguro che chi di
dovere sappia fare la sua parte, agendo sia sul fronte degli ammortizzatori
sociali, che su quello dell'avvio di qualche lavoro pubblico già programma-
to, e magari sospeso a causa di lungaggini burocratiche o di interpretazioni
cavillose della legislazione vigenti.
Credo che questo creerebbe fiducia e speranza per le imprese e per le
famiglie. E di speranza, in particolare, c'è oggi quanto mai bisogno,
perché in essa è la forza per non soccombere di fronte alle prove e per
andare avanti. Senza speranza c'è solo consumo, consumismo e de-
pressione.
L'INTERVISTA / Antonio Cancian
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