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NUMERO 188 - MARZO / APRILE 2009
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L'INTERVISTA
ANTONIO CANCIAN
GERMANO ROSSI
Ordine di Treviso
IL COMMERCIALISTA VENETO
Antonio Cancian, ingegnere,
57 anni, è Presidente del
Gruppo Pool Invest, che si
compone attualmente di 18
società presenti in Italia, Est
Europa, Emirati Arabi ed
India, operanti nella
progettazione e realizzazione
di interventi urbanistici,
infrastrutturali ed edilizi, con
un volume d'affari complessi-
vo di circa 30 milioni di euro,
e commesse già in portafoglio
per oltre 65 milioni di euro,
tra cui quella acquisita
recentemente dalla padovana
Ing. Cancian, da piccolo studio di provincia a realtà consolidata a
livello internazionale nel settore della progettazione civile ed
infrastrutturale, il suo gruppo annovera oggi una schiera di oltre
300 professionisti strutturati (soci e non soci), oltre a numerosi altri
professionisti esterni che collaborano stabilmente con essi; può dirci
qual è il segreto per la gestione di una simile aggregazione, e quali le
maggiori difficoltà?
Di certo non si è trattato di un percorso breve, né facile. Fin dall'inizio,
tuttavia, la filosofia organizzativa e gestionale che abbiamo cercato di
applicare è stata quella della responsabilizzazione delle risorse umane e
professionali, a qualsiasi livello, e della ripartizione territoriale dell'atti-
vità. Abbiamo potuto verificare che in questo modo era possibile in
ogni momento coniugare le esigenze di snellezza operativa e gestionale
con quelle della professionalità e dell'efficienza, senza rinunciare alle
opportunità che potevano essere fornite dalla retrostante presenza di
un gruppo sinergico importante, con funzioni di coordinamento ed in-
dirizzo strategico, oltre che di collettore di commesse. Con questa filo-
sofia, abbiamo potuto creare una struttura in grado di assorbire con la
giusta tempistica e professionalità sia il grande progetto infrastrutturale,
che richiede l'intervento coordinato di un gran numero di professioni-
sti, che i lavori di dimensioni più piccole.
Certamente non sono mancate le difficoltà, peraltro spesso derivanti
dalle differenze professionali e culturali esistenti nelle diverse realtà
locali che fanno parte del Gruppo.
La crescita del suo gruppo è stata condotta prevalentemente per li-
nee esterne, attraverso successivi processi di aggregazione ed inte-
grazione di strutture già esistenti, tanto che oggi Lei può essere con-
siderato uno dei professionisti triveneti con maggiore esperienza nella
programmazione, organizzazione e gestione di fusioni ed accorpamenti
tra differenti strutture svolgenti attività professionali. Può dirci qua-
li sono state le motivazioni che l'hanno indotta ad intraprendere
questo percorso, e quali le resistenze che ha via via incontrato?
La scelta della crescita per linee esterne è stata una scelta obbligata.
Alla base di tutto posso dire ci sia sempre stata una chiara visione della
struttura obiettivo, che avrebbe dovuto proporsi non solo entro i con-
fini nazionali, ma anche e soprattutto all'estero. Per realizzare questa
struttura in tempi accettabili l'unica possibilità era quella delle
aggregazioni, che io ho sempre inteso come reali integrazioni societarie,
e non come joint venture occasionali, di certo molto meno rischiose, ma
sempre limitate da obiettivi di breve periodo. Ovviamente ancora più a
monte c'è stata una valutazione imprenditoriale che oggi posso defini-
re fortunata, che mi ha portato a puntare su mercati e Paesi difficili e
rischiosi, quali ad esempio quelli dell'Est Europeo, ben prima che si
creassero le condizioni per il loro ingresso nell'Unione Europea, e più
in generale per il loro progressivo coinvolgimento nella macroarea eco-
nomico-produttiva Mitteleuropea-Balcanica, di cui ritengo faccia parte
il nostro Nord-Est. Devo peraltro ricordare che questa crescita non
sarebbe stata possibile se alla base non ci fosse stata una struttura in
grado di dare adeguate garanzie alle realtà di volta in volta coinvolte nel
L'aggregazione tra professionisti: strada
percorribile anche per i Commercialisti
Chi è l'ing. Antonio Cancian
Idroesse per la costruzione di un'intera nuova città di circa 43 km2 di
superficie nei pressi di Abu Dhabi. Al loro interno operano attualmente
oltre 300 liberi professionisti, molti dei quali soci o associati, che danno
vita complessivamente ad una delle più importanti realtà del Nordest nel
settore.
progetto. Linee esterne si, quindi, ma solo dopo un forte consolida-
mento dello zoccolo duro di partenza.
Per quanto riguarda le resistenze, credo che ­ oltre alle difficoltà di far
cogliere il progetto a professionisti abituati ad altre realtà socio econo-
miche e culturali, già menzionate ­ le maggiori perplessità siano spesso
venute dal sistema finanziario locale, che si è dimostrato spesso non
preparato ad accompagnare progetti tanto comuni nel mondo indu-
striale quanto poco usuali in quello professionale. Ancor oggi siamo
costretti a convivere con una finanza incapace di adempiere totalmente
al proprio ruolo nel campo del terziario avanzato, e di sostenere con la
necessaria forza e tempistica le aziende del nostro settore, il cui prodot-
to è ritenuto virtuale e difficilmente valutabile.
La sua esperienza imprenditoriale e professionale ha senz'altro po-
chi uguali ­ anche nell'ambito di altre professioni ­ nel Triveneto,
ma non è affatto unica nel suo genere in Italia. E, ancor più, appare
non paragonabile a molte più importanti storie di aggregazione av-
venute all'estero, specialmente nei Paesi Anglosassoni. Qual è ­ a
suo giudizio - la ragione di ciò? Ritiene che sia un fatto culturale, o
più semplicemente un fatto dovuto alla relativa minore anzianità
delle nostre professioni? Ritiene che, in generale, il futuro del mondo
professionale possa essere caratterizzato da sempre maggiori dimen-
sioni delle singole realtà?
Credo che la risposta sia da ricercare in tutti i fattori da Lei citati.
Senz'altro c'è un elemento culturale, che discende direttamente dalle
radici del nostro Paese. Ma altrettanto certamente hanno influito ele-
menti di carattere storico, economico e sociale, oltre che indirizzi di
carattere politico e legislativo, che hanno sempre impedito (con l'unica
eccezione forse proprio delle società di engineering) la gestione di
attività professionali in forma societaria e la partecipazione di soci di
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